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Come rilanciare l’edilizia

Uno dei maggiori problemi odierni è rappresentato dalla stasi dell’edilizia. Le Sue cause maggiori vanno ricercate nell’impoverimento, all’estinzione della classe media, alle difficoltà di accesso al credito e alla diffusa incertezza economica che nasce dal lavoro precario. Ma ci sono altri due motivi che hanno ostacolato la ripresa di un settore economico del quale tutti conosciamo l’enorme effetto trainante. Il primo è legato alla complicazione sempre maggiore dei percorsi amministrativi, alla rigidezza paralizzante degli strumenti urbanistici che hanno dimostrato di non poter corrispondere alle esigenze di una società in forte cambiamento e infine all’inadeguatezza culturale di una  politica urbanistica che si è formata sull’obbiettivo di guidare e contenere l’edilizia nei suoi periodi più effervescenti ed espansivi, per altro con risultati modesti ed ora aree e molti immobili urbani hanno perso le funzioni originarie e si sono avviati verso il degrado. Il secondo riguarda l’innovazione che ha ridato vita a molti settori produttivi ma che non ha nemmeno sfiorato il mondo del mattone. La decimazione dell’imprenditoria del settore ha reso difficili i processi, l’avanzamento tecnologico e la formazione di modelli innovativi in grado di confrontarsi con la domanda abitativa emergente che, non è scomparsa ma è profondamente modificata. Ora è necessario troncare con il passato: qualità abitativa, sicurezza, efficienza e confort e proposte immobiliari anche esteticamente attrattive e centrate non solo sulla “proprietà” come è sempre avvenuto, quanto sul loro “utilizzo” attraverso la locazione a breve e medio termine, con nuove formule di condivisione o del rent to buy che si sono affermate con successo in tutti i settori dei beni e servizi. Non potrà esserci un rilancio senza che nasca una nuova architettura legata alla rivoluzione delle tecniche e dei processi costruttivi che in realtà è iniziata da tempo. Tutto quello che servirebbe per rinnovare l’edilizia c’è già, anche se per ora appare confinato in alcune nicchie molto avanzate: impiantistica, domotica, impiego del legno ecc. L’innovazione è già molto avanti. Dobbiamo solo utilizzare e usarne tutte le potenzialità connesse allo sviluppo industriale 4.0 che possono rendere efficienti, rapidi, flessibili e soprattutto economici i processi costruttivi. Oggi abbiamo una contrazione dei prezzi del 40%, ma un recupero di valore nell’immobiliare non è improbabile anche in tempi relativamente brevi. Non sarà certamente dovuto ad un miracoloso mutamento del mercato, ma al lavoro di qualità che si sta iniziando a fare sull’esistente e alla moderna edilizia di sostituzione che potrà essere realizzata da una imprenditoria rinnovata e sostenuta da una “visione” politica ad ampio raggio sul futuro della città e sugli strumenti concreti per attuarla su cui si gioca una delle princitali sfide da affrontare nei prossimi anni.

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